Un po' di confusione...
01.02.2012 09:51 Archiviato in: Basket

Ho letto in questi ultimi giorni/mesi molte opinioni sul momento che sta attraversando il basket femminile. La FIP ha avanzato una proposta di modifica delle categorie dei campionati, per equipararci allo standard europeo, passando dall’attuale organizzazione (U19, U17, U15, U14 e U13) ad una che prevede le categorie U18, U16, U14 e U13 (dalla stagione 2014-2015). La motivazione di tale modifica, così dicono dalla FIP, servirebbe per “dare nuova linfa alla pallacanestro femminile e monitorare sistematicamente le variazioni numeriche delle tesserate”. È stato anche inviato a tutte le società un questionario per chiedere a tutti gli attori del movimento idee nuove per far “ripartire” il basket rosa.
Visti i precedenti interventi della FIP (vedi Azzurrina e College Italia) volti soprattutto ad aumentare la qualità dell’elite del movimento (progetti che riguardano solo le migliori giocatrici di ogni regione e d’Italia), questa nuova preoccupazione della federazione verso i numeri (scarsi…) delle tesserate è senz’altro un segnale positivo.
Certo, non è sufficiente accorgersi del problema, bisogna poi adottare degli interventi mirati che possono risolvere il problema stesso. Quello che mi sfugge (a quanto pare, sfugge anche a molti altri…) è come possa una modifica delle annate dei vari campionati produrre un aumento di tesserate. Semplificando molto il discorso: se ho 10 ragazze tesserate che vanno dai 15 ai 18 anni e che oggi mi permettono di partecipare, teoricamente, a 3 campionati (under 15, under 17 e under 19) anche cambiando le categorie….riamarranno 10 ragazze, non diventeranno 15!
Questa modifica delle categorie ha validità se l’obiettivo è equipararsi al resto d’Europa, se invece l’obiettivo è aumentare il numero di tesserate….forse non siamo proprio sulla strada giusta.
Non credo esistano ricette magiche tipo “diamo al basket maggiore visibilità” (come? cosa vuol dire? mandiamo una giocatrice all’Isola dei Famosi e così le bambine corrono ad iscriversi ai corsi di MiniBasket? Mi sembra un’idea…..quantomeno stravagante!), penso che si possa solo tornare a lavorare con pazienza e coerenza in palestra e questo lavoro non lo può fare la FIP (la Federazione può pensare a dare incentivi, essere di supporto, questo si!), lo devono fare le società e, di conseguenza, gli allenatori.
Si perché sono le società che sono radicate sul territorio, sono quindi dirigenti ed allenatori “locali” che devono tornare a fare reclutamento. Una volta questa era un’attività molto importante, per non dire fondamentale, delle società: gli allenatori (quelli giovani, alle prime armi, che dovevano fare la gavetta…ma dove sono finiti? Oggi tutti vogliono una squadra buona, un buon rimborso…mah!!!) armati di entusiasmo andavano nelle scuole, negli oratori, organizzavano feste in piazza, così entravano in contatto con un numero di ragazze elevato e una buona parte di queste arrivava in palestra. A questo tipo di lavoro si affiancava poi il MiniBasket, che portava altre nuove tesserate alle varie società (purtroppo oggi il MiniBasket è visto più che altro come strumento per aumentare le entrate economiche delle società). I settori giovanili, anni fa, avevano questo obiettivo primario: portare più ragazze possibili in palestra.
Una volta in palestra poi gli si insegnava a giocare a basket: poca teoria e molta pratica ma, soprattutto, meno filosofia e più pragmaticità. Al di la del talento fisico e tecnico alle giocatrici si insegnava a giocare! Si partiva dai fondamentali individuali (passaggio, palleggio e tiro), si passava ai fondamentali si squadra (contropiede, transizioni, giochi contro la difesa schierata, giochi contro la uomo….so che qualcuno sta rabbrividendo ma….tempo fa si faceva così!), si insegnava a difendere, individualmente e di squadra. tutto ovviamente per gradi ma con l’obiettivo di dare al maggior numero di giocatrici gli strumenti necessari per giocare in prima squadra. Perché l’attività giovanile deve avere questo scopo finale: creare giocatrici per i campionati senior!
Oggi? È ancora così? Di certo tutti diranno: “si, per la mia società è ancora così, magari per gli altri no, ma per noi si! E la FIP? Fa solo errori!” . Insomma, siamo in Italia quindi le responsabilità sono sempre di altri, come gli errori, e siamo tutti bravi. Se tutto il movimento ha avuto un calo dal punto di vista numerico, di tesserate, vuol dire che tutti sono responsabili, chi più chi meno, di questo calo.
Ripeto che non credo esistano ricette magiche, bisogna solo rimettersi a lavorare sul reclutamento ed avere come obiettivo quello di creare giocatrici per i campionati senior. Girando per palestre ed entrando in contatto con molte società vedo che alcune di queste continuano a fare questo tipo di lavoro, riuscendo a portare in palestra un numero elevato di ragazze (il numero di tesserate deve sempre essere valutato in maniera proporzionale al territorio in cui la società opera), altre invece hanno grossi problemi e investono in soluzioni alternative per “risolverli”: ecco allora che molte società decidono di fare grandi collaborazioni a livello giovanile ” con l’intento di fare un lavoro qualitativo sui giovani”, “per dare visibilità al movimento giovanile”….bla bla bla…. sembrano slogan di una campagna elettorale questi!
Non vedo come fusioni di settori giovanili possano far aumentare il numero di tesserate, possono al massimo far si che le squadre che si vanno a formare siano più competitive e che si possa in tal modo arrivare a un maggior numero di vittorie.
Haimè, finchè vittorie e progetti “truffa” altisonanti (che servono solo a chi li propone, per aumentare la “popolarità” e soddisfare l’ego personale) continueranno ad essere gli unici veri obiettivi di società e dirigenti ci saranno ben pochi risultati dal punto di vista del reclutamento... Fino a quando continueremo a fare come gli struzzi, a nascondere la testa sotto la sabbia? Fino a quando continueremo a credere che i problemi svaniscano grazie a qualche mago e ai suoi magici progetti?
Alla prossima….
Andre
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