Difesa a zona si, difesa a zona no… un finto dilemma

Ho letto ieri un post su Facebook di una collega allenatrice che parlava dell’utilizzo della difesa a zona a livello giovanile. Elena si poneva, giustamente, delle domande sul fatto di utilizzare o meno la difesa a zona in categorie giovanili. Dilemma questo che da anni attanaglia la maggior parte degli allenatori che si dividono a favore o contro in base al proprio credo cestistico.
Nei miei primi anni da allenatore sono stato decisamente integralista su questo tipo di scelta: niente zona, perché è solo uno strumento per raggiungere facili risultati a discapito della crescita tecnica dei giocatori. Ad oggi devo dire che la mia opinione è leggermente cambiata e provo a spiegarne i motivi.
L’obiettivo di un settore giovanile deve essere quello di creare giocatori per le categorie senior. Partendo da questo presupposto, come allenatore devo dare ai miei giocatori, alla fine della loro carriera giovanile, tutti quegli strumenti che serviranno loro per inserirsi in un contesto senior, sia questo professionistico o puramente amatoriale.
Insomma, in parole semplici, secondo me a 19 anni i giocatori devono avere le capacità per affrontare un campionato senior, quindi devono essere in grado di attaccare all’interno di un gioco organizzato sia difese a uomo che a zona e, soprattutto, devono essere in grado di avere le giuste conoscenze per difendere a uomo o a zona.
Il discorso “zona” rientra per me negli argomenti tecnico-tattici da inserire in un progetto tecnico di un settore giovanile. Certo, ci si deve arrivare per step perché, per essere in grado di fare una qualunque difesa a zona, i giocatori devono essere in possesso di determinati fondamentali difensivi individuali, senza i quali non è pensabile poter allestire una difesa a zona soddisfacente (ma forse, nemmeno una difesa a uomo….).
Sono convinto che insegnando questi fondamentali difensivi (pressare la palla, posizione del lato debole ma anche essere in grado di giocare una difesa di anticipo “aperta” o essere in grado di collassare l’area difendendo a uomo per “scoraggiare” l’1c1 dell’attaccante e così via…) sia poi possibile, al momento giusto, poter inserire anche una difesa a zona, cosa che permette anche di imparare ad attaccare la zona. Già, perché è indubbio che a livello giovanile possiamo incontrare dei “problemi” di fronte a questi schieramenti difensivi. Spesso sono problemi mentali, nel senso che i giocatori hanno appreso gli strumenti tecnici necessari per attaccare la zona (utilizzo del penetra e scarica, capacità individuale di tirare da fuori area, utilizzo delle posizioni di post, utilizzo dei tagli, dei blocchi e via dicendo…) ma non sanno quali utilizzare.
Questa fase della crescita di un giocatore (saper utilizzare un fondamentale offensivo o difensivo al momento giusto o quando il coach lo richiede) che può essere identificata come “tattica individuale” è sicuramente successiva alla fase dell’apprendimento, quindi dell’imparare la perfetta esecuzione (o il massimo grado di perfezione raggiungibile) del gesto tecnico.
Ovviamente queste sono considerazioni puramente personali e ognuno deve poi fare le proprie scelte calandosi nella realtà in cui lavora, tenendo presente quali sono gli obiettivi che la società stabilisce.
Insomma, devo dire che dopo molti anni passati in palestra e in panchina, l’argomento “zona si o zona no” non è per me tra i più importanti e fondamentali e me ne preoccupo ben poco. Resto sempre dell’idea che l’obiettivo degli allenatori di squadre giovanili sia quello di creare giocatori in grado poi di affrontare campionati senior e da qui decido i programmi tecnici delle mie squadre, in base anche ai contesti societari in cui mi trovo a lavorare.
Alla prossima!
Andre
Buoni consigli

“Ho fatto un buon tiro, coach?"
Affinchè ogni tiro sia un fiocco di neve, una piuma e non un mattone nel cemento o un ufo senza controllo, segui le regole elencate:
1) ogni tiro è uguale a se stesso, al precedente e al successivo.
2) tira solo smarcato, senza nessuno addosso, e nel tuo "raggio" di tiro: unica eccezione l'ultimo tiro di ogni quarto di tempo.
3) tira solamente in equilibrio, prima-durante e dopo (non si ricade di lato o in tuffo).
4) piedi al canestro, ed occhio all'ultimo ferro, quello dietro.
5) quando arrivi in corsa di lato, appoggia sempre sullo specchio, e cerca l'angolo di 45 gradi. Anche in sospensione da 3-4 metri, lo specchio è il tuo miglior amico in campo.
6) braccio disteso, gomito bloccato, polso spezzato, dita larghe ed in tensione...se non controlli tu... chi altro lo farà?
7) indice "dentro" il canestro: devi sentire la curva dell'anello sotto le tue dita.
8) esegui un secondo piccolo saltello di "scarico” mantenendo il braccio alto, finchè la palla ricade a terra.
9) nessun giocatore d'alcuna squadra ha mai battuto una squadra avversaria solo con il tiro da fuori, anche realizzando il 100%.
10) quando fai arresto-e-tiro, devi "estrarre" l'ultimo palleggio come un "pistolero", così il difensore non ha neppure il tempo di alzare un braccio per marcarti.
11) ricordati che e' meglio un tiro sbagliato che un passaggio sbagliato.
12) non esiste nel basket (salvo il tiro libero) un tiro fatto senza saltare.
Alla prossima…
Andre
Un po' di confusione...

Ho letto in questi ultimi giorni/mesi molte opinioni sul momento che sta attraversando il basket femminile. La FIP ha avanzato una proposta di modifica delle categorie dei campionati, per equipararci allo standard europeo, passando dall’attuale organizzazione (U19, U17, U15, U14 e U13) ad una che prevede le categorie U18, U16, U14 e U13 (dalla stagione 2014-2015). La motivazione di tale modifica, così dicono dalla FIP, servirebbe per “dare nuova linfa alla pallacanestro femminile e monitorare sistematicamente le variazioni numeriche delle tesserate”. È stato anche inviato a tutte le società un questionario per chiedere a tutti gli attori del movimento idee nuove per far “ripartire” il basket rosa.
Visti i precedenti interventi della FIP (vedi Azzurrina e College Italia) volti soprattutto ad aumentare la qualità dell’elite del movimento (progetti che riguardano solo le migliori giocatrici di ogni regione e d’Italia), questa nuova preoccupazione della federazione verso i numeri (scarsi…) delle tesserate è senz’altro un segnale positivo.
Certo, non è sufficiente accorgersi del problema, bisogna poi adottare degli interventi mirati che possono risolvere il problema stesso. Quello che mi sfugge (a quanto pare, sfugge anche a molti altri…) è come possa una modifica delle annate dei vari campionati produrre un aumento di tesserate. Semplificando molto il discorso: se ho 10 ragazze tesserate che vanno dai 15 ai 18 anni e che oggi mi permettono di partecipare, teoricamente, a 3 campionati (under 15, under 17 e under 19) anche cambiando le categorie….riamarranno 10 ragazze, non diventeranno 15!
Questa modifica delle categorie ha validità se l’obiettivo è equipararsi al resto d’Europa, se invece l’obiettivo è aumentare il numero di tesserate….forse non siamo proprio sulla strada giusta.
Non credo esistano ricette magiche tipo “diamo al basket maggiore visibilità” (come? cosa vuol dire? mandiamo una giocatrice all’Isola dei Famosi e così le bambine corrono ad iscriversi ai corsi di MiniBasket? Mi sembra un’idea…..quantomeno stravagante!), penso che si possa solo tornare a lavorare con pazienza e coerenza in palestra e questo lavoro non lo può fare la FIP (la Federazione può pensare a dare incentivi, essere di supporto, questo si!), lo devono fare le società e, di conseguenza, gli allenatori.
Si perché sono le società che sono radicate sul territorio, sono quindi dirigenti ed allenatori “locali” che devono tornare a fare reclutamento. Una volta questa era un’attività molto importante, per non dire fondamentale, delle società: gli allenatori (quelli giovani, alle prime armi, che dovevano fare la gavetta…ma dove sono finiti? Oggi tutti vogliono una squadra buona, un buon rimborso…mah!!!) armati di entusiasmo andavano nelle scuole, negli oratori, organizzavano feste in piazza, così entravano in contatto con un numero di ragazze elevato e una buona parte di queste arrivava in palestra. A questo tipo di lavoro si affiancava poi il MiniBasket, che portava altre nuove tesserate alle varie società (purtroppo oggi il MiniBasket è visto più che altro come strumento per aumentare le entrate economiche delle società). I settori giovanili, anni fa, avevano questo obiettivo primario: portare più ragazze possibili in palestra.
Una volta in palestra poi gli si insegnava a giocare a basket: poca teoria e molta pratica ma, soprattutto, meno filosofia e più pragmaticità. Al di la del talento fisico e tecnico alle giocatrici si insegnava a giocare! Si partiva dai fondamentali individuali (passaggio, palleggio e tiro), si passava ai fondamentali si squadra (contropiede, transizioni, giochi contro la difesa schierata, giochi contro la uomo….so che qualcuno sta rabbrividendo ma….tempo fa si faceva così!), si insegnava a difendere, individualmente e di squadra. tutto ovviamente per gradi ma con l’obiettivo di dare al maggior numero di giocatrici gli strumenti necessari per giocare in prima squadra. Perché l’attività giovanile deve avere questo scopo finale: creare giocatrici per i campionati senior!
Oggi? È ancora così? Di certo tutti diranno: “si, per la mia società è ancora così, magari per gli altri no, ma per noi si! E la FIP? Fa solo errori!” . Insomma, siamo in Italia quindi le responsabilità sono sempre di altri, come gli errori, e siamo tutti bravi. Se tutto il movimento ha avuto un calo dal punto di vista numerico, di tesserate, vuol dire che tutti sono responsabili, chi più chi meno, di questo calo.
Ripeto che non credo esistano ricette magiche, bisogna solo rimettersi a lavorare sul reclutamento ed avere come obiettivo quello di creare giocatrici per i campionati senior. Girando per palestre ed entrando in contatto con molte società vedo che alcune di queste continuano a fare questo tipo di lavoro, riuscendo a portare in palestra un numero elevato di ragazze (il numero di tesserate deve sempre essere valutato in maniera proporzionale al territorio in cui la società opera), altre invece hanno grossi problemi e investono in soluzioni alternative per “risolverli”: ecco allora che molte società decidono di fare grandi collaborazioni a livello giovanile ” con l’intento di fare un lavoro qualitativo sui giovani”, “per dare visibilità al movimento giovanile”….bla bla bla…. sembrano slogan di una campagna elettorale questi!
Non vedo come fusioni di settori giovanili possano far aumentare il numero di tesserate, possono al massimo far si che le squadre che si vanno a formare siano più competitive e che si possa in tal modo arrivare a un maggior numero di vittorie.
Haimè, finchè vittorie e progetti “truffa” altisonanti (che servono solo a chi li propone, per aumentare la “popolarità” e soddisfare l’ego personale) continueranno ad essere gli unici veri obiettivi di società e dirigenti ci saranno ben pochi risultati dal punto di vista del reclutamento... Fino a quando continueremo a fare come gli struzzi, a nascondere la testa sotto la sabbia? Fino a quando continueremo a credere che i problemi svaniscano grazie a qualche mago e ai suoi magici progetti?
Alla prossima….
Andre
Chi ha orecchie per intendere...

Mi sembra strano andare a riprendere, ancora, questo monologo. Sono certo che tutti sanno di che film si tratta, tutti, appena Al Pacino inizia a parlare pensano “ah si, lo conosco…”. Sono altresì certo che non tutti abbiamo ben capito il senso di questo monologo e che molti, ahimè, non lo abbiano mai ascoltato. Già perché sembra essere diffusa la prassi che porta a sentire ma non ad ascoltare. Si, tra sentire ed ascoltare c’è una grande differenza! Buona visione e….buon ascolto!
“Ora noi o risorgiamo, come squadra, o cederemo, un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno, adesso, signori miei, credetemi. E… possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando”
Alla prossima…
Andre
Consigli "per gli acquisti"

Mi giungono un paio di segnalazioni interessanti per i naviganti e gli inguaribili lettori di blog, si tratta di basketkitchen.com e nuovoindiscreto.blogspot.com. Se avete un po’ di tempo libero vi consiglio la lettura di questi blog che, personalmente, ho trovato veramente interessanti! Buona navigazione!
Alla prossima!
Andre
Che futuro?

Inizia un nuovo anno, il 2012, e il movimento si presenta con i soliti e oramai vecchi problemi, in poche parole….c’è crisi. Se è vero che bisogna pensare a far uscire da questa crisi il movimento cestistico è anche vero che forse sarebbe il caso di buttare un occhio al passato e capire quali sono stati i motivi che ci hanno fatto arrivare a questo punto.
i motivi, ovviamente, sono molteplici: pochi risultati, poca visibilità, poco interesse nell’investire sui settori giovanili e chi più ne ha più ne metta. Sono tutte motivazioni veritiere purtroppo e non credo sia possibile stabilire un punto preciso in cui il nostro movimento è entrato in questo vortice negativo che ci ha portati al punto in cui siamo oggi.
Non voglio nemmeno pensare di avere la ricetta o la soluzione pronta, non è così e non credo a chi va vendendo pozioni magiche per guarire il “malato” Basket. L’unica cosa su cui voglio porre l’attenzione è il fatto che ci sono meno ragazzi che giocano a basket. Non conosco i numeri dei tesserati di tutta Italia, posso solo parlare per la realtà che mi circonda e posso dire che negli ultimi 15-20 anni il numero di società operanti sui settori giovanili è diminuita, facendo diminuire di fatto anche il numero di atleti praticanti.
Motivo di questa diminuzione? Difficile dirlo….forse il fatto che anni fa si iniziava a giocare a basket negli oratori e quello era il terreno principale dove le società facevano reclutamento. Di certo oggi i ragazzi frequentano meno questi ambienti che sono gli unici (o i pochi..) ad offrire strutture (= campi da basket all’aperto) dove giocare.
La logica conseguenza a questo calo di praticanti è un calo di atleti di talento: se la base è stretta ci sono meno probabilità di avere giocatori di alto livello (destinati a campionati professionistici o comunque d’elite), questa è una questione matematica, al di la della bravura dei coaches o della buona organizzazione delle società.
Ma, vedendo come operano Federazione e molte società, sembrerebbe che questo calo non sia poi così determinante: le società (non tutte ovviamente, ma la gran maggioranza si comporta così) cercano di partecipare a campionati d’elite, con lo scopo di vincere, mettendo pressione sugli allenatori che, di conseguenza, lavorano con questo obiettivo (= vincere) tralasciando spesso la crescita individuale delle (poche) giocatrici. Anche a voler guardare l’operato della Federazione si colgono aspetti interessanti: molti progetti volti a far crescere (tutta da verificare poi questa tesi) e migliorare una elite di atleti ritenuti di interesse. In soldoni il discorso suona più o meno così: “Abbiamo 50 atleti con talento fisico e tecnico, lavoriamo tutti (società + Federazione) per sfruttare e migliorare questi atleti”.
Ma che futuro avrà il Basket se continueremo su questa strada? Avremo sempre meno atleti, quindi anche quelli di talento saranno destinati a diminuire (è una questione statistica: il 10% di 1.000 è sempre meno del 10% di 100.000) e così via….
Alt! Fermiamoci un attimo! Non sembra essere la strada giusta questa!! La strada giusta è quella di allargare la base, avere un maggior numero di atleti su cui lavorare. Da qui si può ripartire e solo successivamente si possono portare avanti progetti d’elite. Certo, bisognerebbe che tutti facessimo un bell’esame di coscienza (e quando dico tutti, intendo proprio tutti: società, dirigenti, allenatori, Federazione ma anche genitori e atleti stessi!!) e che tutti si lavorasse poi con l’obiettivo di aumentare i numeri. Questo, per me, sarebbe il vero progetto che farebbe fare il salto di qualità al basket: entro un tot numero di anni aumentare il numero di tesserati del 20%. obiettivo raggiungibile e misurabile nel tempo. Lo possono fare le società, guidate dalla Federazione, tutti assieme e remando tutti nella stessa direzione.
Non ci sono maghi, non ci sono magie, c’è solo il lavoro, quello faticoso e a volte duro. È l’unica strada che produce risultati….o meglio, l’unica che io conosca, se ci fosse qualcuno che ne conosce altre….che si faccia avanti, ma con qualcosa che non sia una “ricetta della nonna”.
Alla prossima!
Andre
NBA: il via a Natale e..che spettacolo!!
Alla prossima!
Andre
Riunione P.A.O. "Costruzione Flex Offense"
Responsabilità ed egoismo

RESPONSABILITÀ (dal vocabolario: impegno, obblighi che derivano dalla posizione che si occupa, dai compiti, dagli incarichi che si sono assunti), una parola che ai giorni nostri perde quasi significato. Perché tutti, quando pensiamo a questa parola, la leghiamo alla parola ALTRUI. Mentre, come la definisce il vocabolario della lingua italiana, per responsabilità andrebbe intesa quella personale, quella che ognuno di noi si assume verso gli altri quando si fa carico di portare a termine un impegno.
Viviamo in una società dove nessuno si prende più impegni verso gli altri, dove l’EGOISMO (definizione di egoista, sempre dal vocabolario: che persegue solo il proprio benessere, il proprio vantaggio senza curarsi degli altri), l’interesse personale prevale sempre di più su un interesse generale che comprende altre persone. Già, ci dimentichiamo spesso di un piccolo particolare: gli “altri” siamo noi!!! Continuando tutti a pensare solo al bene personale arriveremo (ci siamo già?) ad un punto dove il bene comune, l’interesse per le altre persone non avrà più posto nella scala dei valori.
Ma che società (dal latino societas, derivante dal sostantivo socius cioè "compagno, amico, alleato”, è un insieme di individui dotati di diversi livelli di autonomia, relazione ed organizzazione che, aggregandosi, interagiscono al fine di perseguire uno o più obiettivi comuni) può funzionare basandosi solo sul benessere individuale e senza avere responsabilità individuale verso gli altri?
Non ho risposte, purtroppo….ho solo domande a tal proposito….
Alla prossima…
Andre
Ritorno a Como, tra nostalgia e felicità...

Quella giocata ieri era per me una partita particolare. Ritrovavo sul campo, da avversarie, quelle stesse ragazze con cui ho condiviso un anno e mezzo di lavoro, fatica, delusioni e grandi gioie. Devo dire che mi ha fatto un certo effetto stare seduto sulla panchina avversaria, così come mi ha fatto effetto vedere, da avversarie, tutte le ragazze della Comense. Certo, la vita continua e si va sempre avanti, per me c’è una nuova squadra, nuove giocatrici (spero che nessuna me ne voglia per queste righe…..sono convinto che, col tempo, anche a Cremona si possa andare a consolidare un rapporto che, già ora, è ottimo!!!) e per le ragazze di Como c’è un nuovo allenatore.
Trovo difficile spiegare, con le parole, tutto quello che mi è passato per la testa ieri prima e dopo la partita (si, perché durante la partita…si pensa solo a vincere!). Di certo un po’ di nostalgia quando sono entrato al Palasampietro, perché per tre anni è stato come la mia seconda casa, ma anche felicità a fine partita, per il risultato, ovviamente, ma soprattutto nel vedere tante persone venire a salutarmi e stringermi la mano. Queste sono cose che nessuno potrà cancellare, ci sono legami che non si possono spezzare….non trovando le parole giuste, le prendo in prestito da Johann Wolfgang von Goethe:
“Penso che tutti prima o poi, almeno una volta nella vita, si sono trovati a conoscere una persona e, a prescindere dal luogo, contesto o modalità questa conoscenza sia avvenuta, nel breve attimo come l’istante di un lampo nella notte, questa riesca a entrarti dentro così profondamente come nessuno ,anche in anni, c’era riuscito. Affinità elettive, così vengono chiamate da tempo le motivazioni rare di questi incontri”
Un grazie, di cuore, a tutti!!!!!
Alla prossima…..
Andre
Practice!

La partita è solo lo specchio dell’allenamento: ogni volta che non ci alleniamo come possiamo (e vogliamo…) e incontriamo un avversario che invece lo fa, perderemo. Questa, nel Basket, è una costante!
Alla prossima…
Andre
L'invidia...

“L’invidioso è un impotente incapace di rassegnarsi”
Stai leggendo? Bravo…leggi…e impara qualcosa ogni tanto!
Alla prossima….
Andre
Ciao Tiziano...

Non era certo famoso come Marco Simoncelli, ma chi lo conosceva lo ricorderà sicuramente come un ottimo allenatore e, soprattutto, come una grande persona. Ciao Tiziano, ti ricorderemo sempre con grande affetto!!!
Alla prossima…
Andre
Nuova rubrica, dedicata ai coaches

Inizio oggi una nuova rubrica, dedicata agli allenatori. Pubblicherò qui articoli di allenatori più o meno noti che ci racconteranno aneddoti, storie o, perché no, utilizzeranno questo spazio per parlarci di argomenti tecnici. Vi lascio una frase di uno dei più grandi coach d’oltre oceano, Pat Riley:
“Essere una componente del successo di squadra è molto più importante
che ritenersi indispensabili personalmente”
Buona lettura!
Andre
Ho imparato...

Ricevo (e volentieri pubblico…) dal mio amico Dante (Gurioli, qui il link al blog del CMB Rho) questa filastrocca, buona lettura….
“Ho imparato....
che nessuno è perfetto.
Finché non ti innamori.
Ho imparato... che la vita è dura...
Ma io di più!!!
Ho imparato...
che le opportunità non vanno mai perse.
Quelle che lasci andare tu....
le prende qualcun altro.
Ho imparato...
che quando serbi rancore e amarezza
la felicità va da un'altra parte.
Ho imparato...
Che bisognerebbe sempre usare parole buone....
Perchè
domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato...
che un sorriso
è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato...
che non posso scegliere come mi sento...
Ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato...
che
quando tuo figlio
appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno....
ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato...
che tutti vogliono vivere in cima alla montagna....
Ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato....
che bisogna godersi
il viaggio e non pensare solo alla meta.
Ho imparato...
che è meglio dare consigli solo in due
circostanze...
Quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato....
che meno tempo spreco...
più cose faccio.”
Io ho imparato molte cose, sia guardando gli allenamenti di Dante (quando allenavo a Rho) che andando nel suo negozio ad ascoltare le storie dei vari personaggi che, quotidianamente, marcano visita presso il Canaglia Club…
Alla prossima!
Andre
Le parole di un grande

Oggi curiosando sui vari siti dedicati al basket, mi sono imbattuto nella lettera che Sergio Scariolo ha scritto dopo aver vinto l’Europeo con la Nazionale Spagnola. Sono rimasto colpito dalla grande umanità che traspare dalle sue parole e da queste bellissime frasi:
“Saper vincere non è così facile come sembra, ma è certamente molto più facile di saper perdere: saper perdere senza cercare colpevoli, senza puntare il dito sul vicino, senza perdere la fiducia negli altri componenti la squadra e nel lavoro e nella linea tecnica scelta, è prerogativa di pochi, dei grandissimi.
Come nella vita, anche nello sport si può cadere ma bisogna alzarsi: è la più grande lezione che questi giocatori hanno dato”
Sergio Scariolo
Se volete leggere tutta la lettera, eccovi il link
Alla prossima…
Andre
Basket & Poesia

ASSISTANT COACH
L'assistente allenatore è un animale strano, giovane quasi sempre, qualche volta anche anziano. E' un animale cieco, lui stesso lo confessa, vede solo una luce, una luce riflessa. Si nutre di soddisfazioni, poche, e di molte mortificazioni. Dei premi-partita si contenta dell'odore, talor guadagna meno del decimo giocatore. Impara (se c'è il tempo) collabora (se gli è concesso) le sue idee più brillanti finiscono nel cesso se il suo capo è nevrotico egocentrico, dittatoriale “Tu non pensare, lavora, se no finisci male!". L'aiuto allenatore non risponde, comprende, giustifica, accetta le peggiori reprimende. Lavora senza gloria a lui non è concessa, è cieco, lui conosce solo luce riflessa. Trattato come un cane, non si ribellerà. A lui basta l'onore: L'onore è fedeltà. (da “Il Taccuino” di Dido Guerrieri)
Alla prossima…
Andre
Basket & Poesia

COACH
Una lavagna sbrecciata, una scarpa scalcagnata. Un fischietto appeso al muro, una macchia di sudore scuro, un mezzo panino ormai duro. Una scheda qualsiasi cancellata, un'azione mal disegnata, un'idea che se ne è andata. Un appuntamento scordato, un giocatore ammalato, un arbitraggio scellerato. Una squadra da sistemare, un titolo da conquistare, un sogno da realizzare. Questa è la tua vita, coach. (da “Il Taccuino” di Dido Guerrieri)
Alla prossima…
Andre
Amicizia

Rubo una bella farsa dalla bacheca di Facebook di Lele Menapace:
“Ricordatevi sempre di avere stima, rispetto, considerazione e comprensione per ognuno dei vostri compagni e tenete presente che mentre la pallacanestro è solo un aspetto della vostra vita, l'amicizia sarà una componente che vi rimarrà sempre e della quale avrete un ottimo ricordo. Tali cercate di essere anche con i vostri allenatori: un semplice e sincero rapporto di amicizia è quanto di meglio possiamo trarre dalla nostra esperienza di SQUADRA”
Tarci
Alla Prossima…
Andre
Soul & Dignity...
Dopo le partite precedenti avevo parecchie perplessità su questa gruppo di giocatori e sul loro stare in campo, dopo la partita con Israele…le mie perplessità si sono trasformate in certezze e anche coach Pianigiani non ha potuto fare a meno di sputare in faccia a queste…starlet quello che tanti di noi hanno pensato.
Ho sempre pensato che, oltre la tecnica, ci vuole ben altro per fare la differenza nel basket. Occorre avere alcune caratteristiche che, a quanto pare, questi atleti non possiedono. Quali? beh, dal video mi sembra chiaro: CUORE E ANIMA.
Eh se vi state chiedendo come mai non ho usato, all’inizio di questo post, la parola SQUADRA sostituendola con “gruppo di giocatori” la ragione è semplice: questa Italia non è una squadra! Vi lascio un paio di frasi che ho rubato a grandi coach:
Una buona squadra diventa grande
quando i suoi membri hanno così
FIDUCIA gli uni negli altri da rinunciare
all’io per il NOI”
PHIL JACKSON
“Un quintetto composto da cinque giocatori che pensano squadra
sconfiggerà un gruppo di giocatori tecnicamente e fisicamente superiori
che pensano a se stessi”
DEAN SMITH
E, per concludere, ecco qua cosa vuol dire giocare di squadra:
Vi ricordate di azioni di questo tipo all’Europeo? Io…no…
Alla Prossima!
Andre
Amarcord
E ieri, tra una fetta di pizza, un bicchiere di prosecco e uno di birra iniziamo a parlare dei tanti momenti passati insieme, ed ognuno ha i suoi racconti da fare, le sue cose da dire, i suoi ricordi da raccontare. E di racconti ce ne sono tantissimi: 10 anni di basket vissuti assieme danno a tutti molti spunti di discussione.
Così iniziamo a parlare dello Stage, di quello che succedeva quando le giocatrici venivano mandate a dormire, tornano alla memoria frasi e situazioni che, per noi che le abbiamo sentite e vissute, sono oramai diventate leggenda.
La serata continua così, tra una discussione sulla politica e un ricordo legato al basket. Ogni tanto qualcuno prova a buttare li la frase “dai, rifondiamo una società e ripartiamo!” e li….gli sguardi si incrociano e, anche se sappiamo tutti che questo non sarà possibile, si capisce che a tutti piacerebbe farlo! Ritrovarsi ogni lunedì sera a casa di Angelo, mangiando i pop-corn della Gabri e discutendo fino alla “matita” di basket e altro….sono certo che ognuno di noi ieri sera ha pensato, almeno per un momento, di ripartire da li!
Proprio una bella serata, di quelle che ti fanno stare bene, che ti fanno capire che gli amici, quelli veri, li puoi anche non vedere per 10 anni ma quando poi li vedi…..è come se non fosse passato neanche un giorno. Alla fine, come capitava 10 anni fa, sono l’ultimo ad andarmene a casa e proprio come 10 anni fa, lo faccio provando una bella sensazione e con il sorriso sulle labbra.
Devo ringraziare tutti gli amici che ieri hanno permesso che questa serata da tempo programmata prendesse finalmente vita, e allora….grazie a Luca, Andrea, Pes, Luca Zaff, Ginfri, Angelo, Mauro, Ambro per esserci stati, arrivederci alla prossima volta, sperando che non passino altri 10 anni!!!
Andre
Un grande del passato: Larry Bird
Sapeva….passare...
….e sapeva…difendere!
Queste immagini si commentano da sole!
Andre
Nuovo articolo nella sezione Download
Basket & Africa
Basket Camerun 2008 from noxex on Vimeo.
Non servono molte parole per commentare questo video, l’ho preso dal sito http://lnx.orizzontisportivi.it/wordpress/ , andate a dare un’occhiata se avete 2 minuti di tempo, scoprirete un mondo sconosciuto, fatto di piccole grandi persone che, anche tramite lo sport, cercando di migliorare un po’ le cose. Ringrazio l’amico Stefano (Bizzozi) che mi ha aperto le porte su questo “nuovo mondo”, spero di riuscire anche io a dare una mano!
Alla prossima...
Andre
Accordo biennale con Assi Basket Cremona
Dalla prossima stagione inizia per me una nuova avventura, in questi giorni ho infatti definito con la Società Assi Basket Cremona una accordo biennale. A Cremona mi occuperò della serie B e della squadra Under 17. A breve altre news!
Alla prossima...
Andre
Compagni di viaggio...
Nel ringraziare chi, insieme a me, ha condiviso questi anni passati a Como ho “tralasciato” alcune persone che sono state parte fondamentale e che mi hanno permesso, con la loro presenza, le loro parole e, a volte, le loro critiche, di migliorarmi come allenatore e, soprattutto come persona. Voglio quindi ringraziare in ordine rigorosamente sparso:
Il Miglia, anima e colonna portante del Palasampietro...
Carlo, con cui ho condiviso gioie e dolori di 3 stagioni di serie A...
Il DOC, per lui, basta il nome...
Sandro (e lo so che leggi il mio blog!!!) che in ogni situazione mi ha sempre affiancato non facendo mai mancare il suo prezioso lavoro con le ragazze...
Samuele, che mi ha dato molti spunti di riflessione su come creare un gruppo partendo dai singoli...
Bule e Loris, due allenatori diversi a cui ho “rubato” diverse cose...
Walter, a cui devo il mio approdo in Comense, che è un amico oltre ad essere uno dei coach più seri e preparati in circolazione...
Un ringraziamento va anche a Mauro e Riccardo, che hanno condiviso con me il ruolo di Responsabile Tecnico del Settore Giovanile e con i quali mi sono più volte “scontrato”...
A tutte quelle persone che si sono dimostrate sincere e oneste e che mi hanno sostenuto con affetto in questi anni...
anche a tutti voi va il mio.....GRAZIE!!!!
Andre
Fine collaborazione con la società Pool Comense
Dopo 3 anni di lavoro ricchi di soddisfazioni si conclude la collaborazione tra il sottoscritto e la società Pool Comense. Ringrazio Walter Montini e la famiglia Pennestrì per avermi permesso di lavorare in questa storica e gloriosa società e gli amici Franco, Marta e Narciso per il prezioso supporto che hanno saputo dare in questi anni.
Andre
Una favola...
C’era una volta, tanto tempo fa.. così iniziano le favole, quelle che ci raccontavano da bambini, quando ancora si credeva che alle fate, agli orchi cattivi, ai maghi e ai cavalieri. E così inizia anche questa storia, con un bel “C’erano una volta” alcune ragazze, di diversi paesi, che si erano trovate a giocare assieme quel gioco che tanto amavano: il basket. Questo è l’inizio di questa bella favola, quando a settembre della stagione scorsa le ragazze di Malnate e Comense si sono trovate a giocare con la stessa casacca. E così, lentamente, queste ragazze hanno proseguito il loro cammino e, ad aprile dello scorso anno, questo cammino è diventato anche il mio. All’inizio, lo dico onestamente, pensavo sarebbe stato un cammino breve, per giungere a fine stagione, ma.....allenamento dopo allenamento, ho imparato a conoscere queste ragazze e alla fine della stagione la mia decisione è stata quella di continuare la strada iniziata con loro.
E questa stagione, appena conclusa, è stata una delle più belle della mia vita da allenatore, ho visto un gruppo di ragazze trasformarsi e diventare una squadra vera, in mezzo a molte difficoltà, a momenti difficili e anche esaltanti.
Ora la favola è arrivata all’ultima pagina, quella che porta la parola FINE ma, come tutte le favole, anche questa ha un lieto fine. Già, perchè in questa storia non era importante quello che avremmo trovato scritto nell’ultima pagina, ma quello che invece ABBIAMO scritto nelle pagine precedenti. E queste pagine resteranno scritte per sempre, indelebili, nelle menti e nei cuori di chi è stato protagonista della storia. Io devo, ancora una volta, dire grazie a tutti i miei splendidi compagni di viaggio: Dario, che in fondo...ha capito, Marta che è sempre stata li, a tutti i genitori (mai trovato in 20 anni da allenatore un gruppo di persone così...), Angel e Joseph sempre pronti a “sistemare” chi ne aveva bisogno, a Franco e Narciso, senza i quali la favola non avrebbe avuto un lieto fine e poi, in fondo, quelle che sono stare le vere protagoniste: ALE, FRA, BRUNA, MARTA, BALE, CASCINS, VALE, FEDE, MARTI, SABRI, CHIARA E GINEVRA, con una menzione anche per tutte le ragazze del 1997, con cui ho avuto il privilegio di lavorare in palestra pur senza potermi sedermi in panchina (a parte nella parentesi del torneo di Venezia).
A tutti voi va il mio sincero, onesto e grande.....
GRAZIE
Andre
L’essenza di essere coach...
“La chiave del lavoro dell’allenatore non è cosa fa ma come lo fa. Le cose intangibili, le parti motivazionali sono gli aspetti più importanti di questa professione”
Lo ha detto un grande....
Andre
La nostra più grande paura
“La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati, la nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa.
Appena ci liberiamo dalla nostra paura la nostra presenza automaticamente libera gli altri”
Molto bello questo discorso che viene pronunciato nel film “Coach Carter”, il discorso originale è di Nelson Mandela.
Andre
Perle di saggezza
Oggi vi mostro due perle di vera saggezza di un grande allenatore: Julio Velasco. Allenatore della Nazionale Italiana di Volley e vincitore si molti titoli Europei, Mondiali etc etc...
In questi due video parla di quella che lui definisce la “teoria degli alibi”, di come atleti e dirigenti si nutrano di questa teoria e di come sia invece necessario accantonarla per diventare una buona squadra, per avere una mentalità vincente (che non vuol dire vincere, solo chi non ha capito cosa vuol dire fare sport sa che non si può misurare un risultato in base alle vittorie o alle sconfitte. Mentalità vincente è riuscire a superare i propri limiti, risolvere i problemi e le difficoltà).
Ascoltate con attenzione le parole di questo grande allenatore (e grande uomo), sono veramente illuminanti. Buona visione!
Andre
L'importanza dell'isnegnamento
Ci sono alcune parole che vengono usate da molti, che sento sempre più spesso pronunciate ma che hanno perso qualsiasi significato.
Sento parlare molti di "valori"...ma quali valori? Dove sono finiti? Faccio l'allenatore di Basket da 20 anni, è da 20 anni che sto in mezzo a ragazzi e ragazze che hanno dai 14 ai 19 anni. Si, sono cambiati i tempi, ora si fa più fatica a risultare interessanti, perchè i valori che in palestra propongo sono difficili: fatica, impegno, abnegazione, sacrificio. Sono tutte parole che comportano una vera fatica nella messa in pratica. Perchè il basket è una palestra di vita, non è una favola. In palestra si suda, si sentono i muscoli che fanno male e si cresce. Già, perchè alla fine i ragazzi ci vengono in palestra, non sono stupidi, vedono chi è li con loro, anche se in veste differente (veste da allenatore), tutti i gironi, a provare e riprovare, ad insistere per far migliorare ogni singolo sia come giocatore che come persona. Alla fine, non ci sono scuse, non ci sono favole, c'è solo la realtà, pur dura, che dice dove ognuno di noi è arrivato, che risultati raggiunge. Ma per risultati non intendo vittorie e sconfitte, nello sport come nella vita, a volte si vince, a volte di perde , la cosa che conta è sapere di avere dato il massimo, di aver raggiunto il proprio limite. E sapere di averlo fatto insieme a persone con cui si è condiviso un cammino, persone assieme alle quali si è capito il significato vero di alcune parole:
AMICIZIA
COLLABORAZIONE
INSIEME
LEALTA'
Dopo 20 anni passati in palestra ancora mi ricordo le facce dei ragazzi e ragazze che ho allenato in passato. Molti li rivedo spesso, si sono sposati, si sono fatti una vita, sono diventati grandi, sono uomini e donne fatti e finiti. E a distanza di anni ancora hanno ricordi lucidi dei momenti passati assieme, in palestra, a faticare, momenti belli, ma anche momenti brutti. Alla fine...è questo che rimane: la consapevolezza di aver partecipato, anche se in minima parte, a formare persone per bene, che hanno impressi dentro di loro quei valori di cui vi dicevo prima. Questa è la cosa che più mi ha dato soddisfazione in questi anni, tutto il resto....le vittorie, la seire A....è tutto in secondo piano, per usare una frase famosa, "tutto il resto....è noia".
Alla prossima....
Andre
Dare il massimo, sempre!
“Se tu dai veramente il massimo, e soltanto tu lo sai veramente, allora avrai successo, e non conta se vinci o se perdi.
Quindi io continuo a ripetere ai miei giocatori che tutto ciò che mi aspetto da loro, nell’allenamento e in partita, è il meglio. Devono voler diventare il meglio di quanto possono diventare.
Il successo è essere in pace con se stessi: è il risultato diretto dell’appagamento che deriva dal sapere che si è dato il meglio per raggiungere il traguardo più alto che ci si può porre”
John R. Wooden - UCLA
Ho trovato queste belle parole girovagando su Facebook, sono state dedicate al Tarci. Penso siano bellissime e vere. Ognuno di noi sa veramente se sta dando il massimo o no, ognuno di noi può quindi affrontare le difficoltà pensando di superarle, dando il massimo per farlo. Come? Cambiando per migliorare! Quando non ci sentiamo appagati è perchè non stiamo dando il massimo per migliorare! E allora? Cosa possiamo fare? E’ scritto sopra, nella frase di coach Wooden. Di certo, aggiungo io, non diventeremo persone migliori accampando scuse, di certo non saremo appagati se smetteremo di lottare e......molleremo...
Alla prossima.
Andre
Essere una squadra

In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro. Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro. Perchè sappiamo che quando andremo a sommare tutti questi centimetri, il totale allora farà la differenza fra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro. E io so che se potrò avere un'esistenza appagante sarà perchè sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta li, in questo consiste, in quei 10 centimetri davanti alla faccia. Ma io non posso obbligarvi a lottare, dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei.
Phil Jackson
Curiosando sul web ho trovato questa frase di uno dei più grandi coach della NBA, Phil Jackson:
Una buona squadra diventa grande quando i suoi membri hanno così fiducia gli uni negli altri da rinunciare all'IO per il NOI
C'è racchiusa tutta la filosofia di una grande squadra...
Nuovo Anno
E così siamo arrivati nel 2011, come si dice di solito "anno nuovo, vita nuova"....beh, per quel che mi riguarda....speriamo! Finisce un anno che è stato molto intenso, ricco di emozioni, di esperienze (positive e negative) che mi hanno aiutato a crescere. Dal punto di vista cestistico è stato un anno che definirei...denso: Finali Nazionali con le Under 19 e, inattese, anche con le Under 15, stagione 2010-2011 che ci vede concludere (con grande soddisfazione) l'accordo di collaborazione con Vertemate. Continua così, in questo 2011, il progetto di riportare ad alti livelli il Settore Giovanile Comense, con grande entusiasmo da parte di tutti. Vedere così tante persone mettere il loro tempo e la loro passione a disposizione per far crescere il progetto, vedere la dedizione e l'entusiasmo dei dirigenti, l'impegno che tutti gli allenatori mettono ogni giorno in palestra da veramente grande soddisfazione. Già perchè ala fine, sono queste le cose che mi rimangono "addosso", non sono i titoli di giornale, non contano gli elogi e i ringraziamenti (fatti o non fatti) formali, le cose che mi spingono a proseguire nel portare avanti questo progetto sono queste semplici cose.
E poi c'è il fattore più importante: le giocatrici. Le vere protagoniste di questo progetto, quelle che ogni giorno vengono in palestra con noi allenatori e mettono impegno ed entusiasmo per cercare di mettere in pratica quanto viene loro chiesto. Per me (ma penso sia la stessa cosa per tutti gli allenatori della Comense) questa è la motivazione principale, quella che mi spinge a cercare di fare sempre meglio, di dare sempre il massimo. Alla fine non sono i titoli vinti o le luci della ribalta le cose importanti...questa stagione è per me la 21° da allenatore, sono partito da molto lontano per arrivare fino a dove sono ora, c'è stato un tempo in cui ho pensato che era importate il dove allenavo, non il perchè. Ora, dopo tanti anni passati in panchina, dopo aver allenato centinaia di giocatori e giocatrici, mi sento di poter dire che non è importante dove si allena, ma perchè si allena. io il mio perchè l'ho trovato....
BUON 2011 A TUTTI!
Andre
