Coaches Corner: la Video analisi secondo Luca Robledo

Parliamo oggi di Video analisi. Più specificatamente ce ne parla Luca Robledo, attualmente impegnato come Assistant Coach e Coordinatore Tecnico dell’Attività Giovanile presso l’Union Neuchatel Basket, LNB Svizzera. Nel suo recente passato alle dipendenze dell’Olimpia Milano, Luca vanta una grande esperienza proprio nel campo della Video Analisi, quindi consiglio a tutti di leggere con grande attenzione la sua Tesi Corso Formatori I Livello dai titolo “Utilizzo della videoanalisi come strumento per il miglioramento del giocatore e per la preparazione della partita. Esercizi per ottimizzare lo strumento video”.
Alla prossima!
Andre
Coaches Corner: Raffaele Imbrogno e "Il basket e i luoghi comuni"

Iniziamo il 2012 con un articolo di Raffaele Imbrogno. Per chi non lo conoscesse, ecco una breve presentazione di coach Imbrogno:
Raffaele Imbrogno, laureato in Scienze Statistiche e Filosofia.
Allenatore Nazionale e Allenatore di Quarto Livello Europero (unico allenatore di basket alla data con questa qualifica rilasciata dopo un corso di un anno presso la Scuola dello Sport).
Collabora da anni con il CNA ed i due Settori Squadre Nazionali. Per il primo gestisce il sito www.fip.it/cna per i secondi e responsabile della Match Analysis.
Pubblicato un libro sul raduno precampionato dei Celtics del 1997 e diversi articoli per Giganti del Basket e FIBA Assist.
Dopo questa breve presentazione vi lascio alla lettura dell’articolo di Raffaele: “Il basket ed i luoghi comuni”. Buona lettura!!!
Alla prossima!
Andre
Coaches Corner: la "guida" completa alla Flex Offense

Per tutti gli amanti della Flex Offense, pubblico questa interessante “guida” (di coach Bob Schlosser) che tratta in maniera approfondita di questo argomento che ha veramente molte sfaccettature e che può essere affrontato, in maniera analitica, sia a livello giovanile che senior.
Potete scaricare questo interessante manuale qui. Buona lettura!
Alla prossima…
Andre
Coaches corner: Luca Robledo

Il 24 marzo 2011, a Como, si è svolta l’interessante conferenza “Lo Sport e i Bambini: il coraggio di crescere”. Tra i vari ospiti della serata c’era anche il mio amico Luca.
Il suo intervento è stato quello che in assoluto mi ha più colpito e interessato, ho chiesto a Luca se aveva piacere a pubblicarlo qui e lui ha accettato di buon grado. Per leggere l’articolo segui questo link.
Anche a Luca, un grosso…. GRAZIEEEE!!!!
Alla prossima!
Andre
Coaches corner: Lilli Ferri

Questo mese, per la rubrica Coaches Corner, Lilli Ferri ci propone un interessante articolo, che non parla di tecnica, ma d gestione della squadra. Ma prima di passare a leggere quello che Lilli ha da dirci….vediamo un po’ di conoscerla meglio!
Chi è Lilli Ferri? Dunque….ex (buona) giocatrice di basket, dal 2003 inizia la sua carriera da allenatrice, prendendosi cura di una formazione Under 15 maschile. Dal 2004 al 2011 è Head Coach a Canegrate (serie B femminile) dove ricopre anche il ruolo di Responsabile Tecnico di tutta l’attività della società. Da questa stagione siede, sempre come Head Coach, sulla panchina di Vasere, in serie C femminile e si occupa in prima persona anche della formazione Under 15 Elite, sempre a Varese. Nella sua carriera incrocia sulla strada Coach Sandro Gamba e da questo incontro nasce la passione per il “lato psicologico” dell’attività sportiva. Ottiene un Master in Psicologia dello Sport. Lilli, oltre ad essere un’ottima allenatrice è anche molto quotata in questa sua attività e, cosa non meno importante, è mia buona amica!
LA GESTIONE DELLA SQUADRA
Come gestisco questa squadra? Una domanda che ogni allenatore a fine estate si pone.
Una preoccupazione legittima, che non risparmia nemmeno quei coach che hanno la possibilità di scegliersi tutta la rosa dei giocatori.
Ad un allenatore viene richiesto di conoscere ed essere in grado di insegnare i fondamentali della tecnica e la tattica dello sport, ma anche di saper controllare l’energia e gli stress, mantenere l’attenzione per lunghi periodi e di porsi delle mete, qualità di leadership e fondamenti di comunicazione.
Per continuare a leggere l’articolo, vai a questo link.
Grazie Lilli e…..alla prossima!!!
Andre
Coaches corner: Gigi Mondani

Inauguriamo questa nuova rubrica con un articolo di coach Mondani. Gigi no ci parla strettamente di tecnica ma pone alcune domande per i playmaker o aspiranti tali. io me le sono lette, penso che all’interno di queste domande ci siano molti spunti interessanti anche per noi allenatori! Ecco qua cosa ci dice Gigi, buona lettura!
Un test rivolto agli “apprendisti stregoni” in cerca della bacchetta magica per guidare, sul campo, una squadra di basket. In 15 domande verifichiamo la loro effettiva conoscenza del gioco.
RISPONDI CON SINCERITA’, GRAZIE (tanto non si vince niente!)
Sai chiamare i giochi senza farti rubare la palla?
Quando non c’è pressione è facile venire avanti palleggiando, alzare la mano e chiamare i giochi! Farlo quando c’è un pitbull che spinge e morde è tutta un’altra musica. A volte, mentre si concentra per vedere i compagni, il playmaker rischia di perdere il controllo del palleggio. Invece è fondamentale saper fare bene entrambe le cose: proteggere la palla e chiamare il gioco, punendo in questo modo gli eventuali errori della difesa.
Sai a chi è meglio lanciare una palla lunga in contropiede?
Ad esempio: sai evitare l’errore di passare la palla al lungo mentre sta correndo in campo aperto, dove rischierebbe di commettere un’infrazione?
In difesa…
Quando marchi il tuo avversario hai le gambe per costringerlo a usare la mano debole? Sai indirizzarlo sul lato opposto a quello dove vorrebbe iniziare il gioco? Sai pressarlo quando chiude il palleggio? Sai negargli i passaggi dentro l’area? Sai quando fare un raddoppio? Sai aiutare il tuo lungo staccandoti e mettendo una mano sul palleggio del lungo avversario? Sai chiamare le difese quando è necessario cambiarle spesso durante una partita? Sai scegliere la difesa più adatta, azione dopo azione?
Sai essere pericoloso in attacco?
E’ inutile che il playmaker faccia solo passaggi e nessun tiro o, al contrario, niente assist e segni 30 punti. In nessuno di questi due casi saremmo di fronte ad un buon playmaker. Bisogna coinvolgere tutti e quattro i propri compagni senza dimenticare di essere un attaccante, quando la situazione lo consente.
Sai fare il passaggio che comincia l’azione?
Troppi playmaker, arrivati in zona d’attacco, chiudono il palleggio, chiamano lo schema, e finiscono per essere pressati prima che l’ala possa smarcarsi per ricevere il passaggio d’apertura. Un buon playmaker tiene vivo il palleggio e non lo chiude fino a che non c’è un compagno smarcato pronto a ricevere.
Sai passare la palla al tiratore della squadra?
Ad ogni azione la palla dovrebbe arrivare al compagno giusto al momento giusto. Ma è sempre così? A volte il cattivo playmaker, anche potendo scegliere, non sa servire il tiratore della squadra. Armare le bocche da fuoco significa tenerle in pressione, gasarle. In questo modo, tra l’altro, se il tiratore non segna il buon rimbalzista può leggere l’azione e liberarsi per un tap-in.
Sai servire il lungo?
Tasto dolente. Inutile avere sotto canestro bestioni grandi come TIR se poi non sappiamo dar loro la palla quando la chiamano! I buoni playmaker sanno “rilasciare” il passaggio sopra la testa del proprio avversario e passare la palla al lungo mirando alla mano più lontana da quella del suo difensore, magari usando un lob. E quando serve sanno anche usare una finta prima del passaggio per crearsi uno spazio facendo muovere le mani al proprio difensore.
Sai giocare il pick & roll?
E’ un movimento fondamentale ormai che il piccolo e il lungo di ogni squadra devono conoscere alla perfezione in tutti i suoi sviluppi. Sai passare “spalla contro spalla” sul blocco del centro per costringere la difesa a cambiare? Sai tenere vivo il palleggio per evitare il raddoppio? Sai palleggiare all’indietro? E per finire, sai dare la palla dentro al lungo che è marcato dal piccolo quando la difesa ha cambiato marcatura?
Sai riconoscere al volo le difese avversarie?
Quando si trova a giocare contro difese “sofisticate” il regista deve saper riconoscere immediatamente ogni schieramento, anche il più complicato. In questo caso, ad un bravo playmaker non dovrebbero neppure servire le indicazioni dell’allenatore…
Sai quando penetrare e quando non penetrare?
A volte i playmaker (che, diciamo la verità, spesso si sentono delle “guardie sacrificate”) appena vedono un buco nella difesa si infilano dentro in cerca di guai. Se lo fa una guardia va benissimo, perché il playmaker coprirà bilanciando in difesa. Ma se a farlo è un regista c’è il rischio che nessuno “si ricordi” di chiudere dietro facendo subire alla squadra un contropiede uno contro zero!
Sai essere il “braccio” dell’allenatore?
Questo è il particolare che fa di un regista un “grande regista”.
Il playmaker deve cercare di capire in fretta cosa l’allenatore vuole da lui, in ogni momento della partita. Qualche volta può non essere d’accordo ma deve sforzarsi di parlare, chiedere e alla fine eseguire. Il risultato di questo sforzo è che il regista avrà sempre ben chiaro in mente cosa sta succedendo in campo e saprà ogni volta fare le scelte più indicate.
Sai “giocare col cronometro”?
I finali di ogni tempo (e ancor di più le ultime azioni di partite punto a punto) sono lo specchio della lucidità di un playmaker. Meglio tenere la palla oppure spingere? Fare fallo per avere l’ultimo tiro o difendere forte? Abbiamo superato il bonus o ci sono falli da spendere? Su chi fare fallo? Guardando il cronometro, quante azioni possiamo ancora fare noi? E quante loro? E’ quando la palla diventa pesante che si vede la freddezza e la conoscenza del gioco del “cervello” della squadra.
Sai trovare il compagno giusto per l’ultimo tiro?
Quando si tratta di vincere o perdere con l’ultimo tiro è sempre bene affidarsi al migliore della squadra. Sai trovarlo smarcato dopo aver chiamato il gioco giusto per lui, quello provato mille volte in allenamento? E se quel movimento non riesce, sai trovare in fretta l’alternativa giusta?
E per finire, hai veramente la personalità di un playmaker?
La primissima qualità di un playmaker è la personalità. Se lui non è fiducioso, se non conosce perfettamente tutti i meccanismi del gioco, se i suoi occhi non emanano energia, non può essere in grado di trasmettere fiducia ai compagni. Questi allora, presto o tardi, si smarriranno in campo.
Risultato? Un naufragio collettivo…
Ricordati, che da quando esiste la pallacanestro, ogni squadra rispecchia in pieno la personalità del suo playmaker.
RISULTATI:
Hai fatto 14 su 14? Complimenti! Sei davvero sprecato per la squadra dove stai giocando, qualunque essa sia. Ti abbiamo fissato un provino per la nazionale di Marte…
Da 10 a 13 punti: bene! Ancora un piccolo sforzo e potrai diventare un giocatore da Eurolega.
Da 7 a 9 punti: direi…serie A1. Può andar bene?
Da 3 a 6: beh, forse c’è qualche piccolo problema. Però con tanta buona volontà…
Meno di 3 punti: ehm…ma sei proprio sicuro di essere entrato nella palestra giusta?
GIGI MONDANI
Nuova rubrica, dedicata ai coaches

Inizio oggi una nuova rubrica, dedicata agli allenatori. Pubblicherò qui articoli di allenatori più o meno noti che ci racconteranno aneddoti, storie o, perché no, utilizzeranno questo spazio per parlarci di argomenti tecnici. Vi lascio una frase di uno dei più grandi coach d’oltre oceano, Pat Riley:
“Essere una componente del successo di squadra è molto più importante
che ritenersi indispensabili personalmente”
Buona lettura!
Andre
Un “vecchio” amico
Sono molto contento di poter scrivere di questa persona. Un allenatore di Basket ovviamente, e che allenatore! Lui di certo non si definirebbe così ma per me rimarrà sempre un grande coach... di chi sto parlando? Di Gigi Mondani! Dopo anni in cui ci eravamo persi di vista l’ho “ritrovato” grazie a Facebook e devo dire che Gigi è rimasta il solito: diretto, sincero....vero!
Chiaccherando con lui sono venuto a sapere che tornerà (FINALMENTE!) ad allenare (“ma solo da amici” questo il suo commento) e questa è una buona notizia per il basket e una grande fortuna per chi se lo ritroverà in palestra come coach.
Oltre che grande conoscitore di basket, Gigi è anche un grande conoscitore di....uomini. Basta dare un’occhiata ai suoi post su Facebook e subito si nota la grande intelligenza che l’ha sempre contraddistinto. In futuro vi prometto di far scrivere direttamente lui qui sul mio blog, per ora vi regalo una sua perla, datata 2002, eccola qua:
ALFABETO (SEMISERIO, MA NON TROPPO) DEL BASKET
ALLENAMENTO: simpatico –ed assolutamente facoltativo- momento socializzante, durante il quale il pupo si ritrova coi compagni per conversare amabilmente di argomenti quali: playstation, motorini e feste di compleanno. Rigorosamente vietata ogni espressione di sudore (si sa, la mamma non vuole).
BELLEZZA: dello sport. Per chi ne ha compreso il significato segreto, non c’è top-model che regga il confronto. La sua nobiltà, i suoi valori, ed il suo fascino sono eterni (avete presente la Sfinge o le cascate del Niagara?).
CANESTRO: elemento -puramente decorativo, ne esistono infatti versioni Liberty, Rococò, Art Nouveau- presente in palestra, dove si possono tranquillamente sistemare i gerani di zia Caterina o appendere le provole di nonno Ernesto (tanto non corrono il rischio di essere colpiti, vista la mira del pupo).
DETERMINAZIONE: caratteristica basilare di ogni giovane giocatore. E’ utilizzata soprattutto quando si tratta di far spendere ai genitori milioni di euro in acquisti settimanali di scarpe fantascientifiche, provenienti da pianeti sempre più lontani.
ENTUSIASMO: malattia di tipo genetico, e quindi non a rischio di contagio, presente in ogni pupo degli anni 2000. Nessuna paura: ha durata ed effetti molto limitati nel tempo (a meno che l’istruttore non si travesta ogni volta da personaggio dei Pokémon o da Uomo Ragno).
FATICA: AAAAHHHHHH!!!!! Vade retro! Mandate a letto i bambini, non devono sentire queste oscenità! Ma guarda che gente si trova in giro!
GIOIA: sentimento (in via d’estinzione, altro che foca monaca!) provato dall’istruttore, ogni volta che vede arrivare un ragazzo in palestra almeno due minuti prima dell’orario d’allenamento.
HANDICAP: è rappresentato da tutto quello che oggi ci manca rispetto al passato: campi all’aperto, palloni “di pietra”, trasferte in bicicletta, neve spalata alle otto di domenica mattina per poter giocare la partita…
IDEE: quelle che devono farsi venire in mente, ogni giorno, come Archimede Pitagorico, dirigenti ed allenatori, per convincere mamme e papà del fatto che lo sport non è Belzebù, ma il loro più grande alleato nell’educazione dei figli.
LOOK: essere o apparire? Apparire, apparire… (e poi, vuoi mettere la fatica risparmiata?).
MAMME: vale il cartello che si trova sulle autostrade: “Scusate il disagio, stiamo lavorando per voi”.
NONNI: le vere travi portanti della Società ed i migliori amici degli istruttori: GRAZIE DI CUORE A TUTTI VOI!
ORIGINALE: aggettivo che utilizza il pupo sfoggiando orgogliosamente l’ultima maglietta N.B.A. con la quale si presenta all’allenamento. Beh! Se fossero originali anche certi sentimenti…
PROFESSORI: nemici acerrimi dello Sport (avete presente Paperone e la Banda Bassotti?). Tipico: “Se suo figlio non studia almeno trentacinque ore al giorno, mi dice come farà ad arrivare al sei meno meno? E poi, cara signora, è risaputo, si comincia tirando a canestro, e si finisce per svaligiare le banche!”. DA VERGOGNARSI!
QUALUNQUISMO: (dialogo realmente captato fuori da una scuola): “Tre anni fa l’ho iscritto a nuoto, poi ad equitazione, poi a calcio, pianoforte in elicottero, tennis subacqueo, ping-pong artistico, tuffi dal quarto piano…”. Signora, le hanno mai detto che il basket -e lo sport- sono un’altra cosa?
RISULTATI: quelle piccole, meravigliose soddisfazioni che arrivano solo con l’impegno di ogni giorno. Ma la cosa veramente più grandiosa è che costano tanta, tanta fatica. Per questo sono “medaglie al valore” che pochi possono permettersi.
SENSIBILITA’: (del pupo). Elemento da non urtare assolutamente, onde evitare abbandoni troppo frequenti. Ecco allora che in palestra possono tornare utili pasticcini, videogiochi, danzatrici del ventre, bambole che fischiano l’Aida…
TENACIA: non se ne hanno più notizie dalla primavera del ’72. E’ scomparsa improvvisamente nei boschi della Sila senza lasciare tracce di sé. Finora si sono rivelate infruttuose le serrate ricerche di Protezione civile, Vigili del fuoco, forze dell’ordine, allenatori di basket…
UMILTA’: ne servirebbe un po’ di più, ma le sue piantagioni nei campi (da basket), sono inaridite per la cronica mancanza di sudore versato.
VINCERE: verbo che si vorrebbe poter coniugare senza però prima creare il collegamento (per una volta non virtuale!), col suo fratellino “faticare”.
ZAPPA: attrezzo che andrebbe imposto a tanti mediocri personaggi che popolano il rutilante mondo del basket giovanile cosiddetto “moderno”.
WEEK-END: “Guardi che Domenica prossima non ci siamo; sa, andiamo a sciare”, dice l’ennesima mamma con voluta noncuranza. E intanto l’allenatore frigge pensando alla partita da disputare contro l’Oratorio di Sgurgola Marsicana: già, a basket non si può mica giocare in tre…
KAPPA: sta per “capitano”. Una volta era un onore rappresentare i propri compagni. Adesso più che capitani, a volte sembrano capitoni!
X: (inteso come mister X). Tutti hanno un signor “x” al quale si vorrebbe mandare un accidente. Io ne ho molti… Però li ho perdonati tutti! Spero che anche loro abbiano perdonato me.
GIGI MONDANI (2002)
Alla prossima!!!
Andre