The Harrow & The Harvest - Gillian Welch
Apriamo con uno dei migliori dischi dell’anno questa nuova sezione in quanto la scena delle cantautrici nord americane è quanto mai viva e vivace e ci sta offrendo tanta qualità. Iniziamo con il disco della Welch che riteniamo possa fregiarsi del titolo di miglior disco al femminile del 2011

Gillian Welch
The Harrow & The Harvest
Acony Records
Otto lunghi anni sono trascorsi da Soul Journey (2003), ultima prova di Gillian Welch, una delle più serie e rigorose cantautrici americane contemporanee; in Soul Journey aveva dato maggiore corpo alla propria musica introducendo strumenti aggiuntivi Gillian e il compagno di vita e di musica David Rawlings ritornano alle scarne sonorità di Time ( The Revelator) (2001) e realizzano questo meraviglioso album.
The Harrow & The Harvest è un album di rara, scarna bellezza, gli ingredienti sono ridotti all’osso, solo le due chitarre e, alternativamente, un banjo, un’armonica, un battito di mani o di piede che ricamano delicate e trasparenti ragnatele musicali attorno alla disarmante e fascinosa bellezza della voce “seppiata” di Gillian.
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Stay tuned!
Gianni Zuretti
Reviews
Happy Birthdays Mr. Dylan!!!

Fiumi d’inchiostro, milioni di pagine, tesi di laurea, chilometri di pellicola, discussioni infinite sono stati spesi per decenni nel tentativo di contornare il profilo musicale, umano dell’artista Dylan, forse mai nessuno ha avvicinato l’essenza del più importante ed influente artista nell’ambito della popular music, tutti si sono inconsciamente tenuti a distanza di sicurezza per non incorrere nel “vilipendio alla religione”; molti lo hanno esaltato, altri vituperato, Bob Dylan o lo ami o lo detesti ma una cosa è certa: le sue oltre 500 canzoni, scritte in cinquant’anni di carriera, hanno tracciato un solco nel quale due generazioni di musicisti hanno saldamente piantato le barbatelle della propria arte. Sfumata l’eccitazione per le celebrazioni per il suo settantesimo compleanno andiamo, ancora una volta, alla prova provata della grandezza di mastro Bob, vale a dire quanto immense siano le sue canzoni, infatti, è proprio dall’ascolto delle stesse interpretate da altri che comprendiamo perché, al di la del tifo, Dylan sia stato in ogni decennio il riferimento per chi si è avvicinato alla musica americana.
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Stay tuned!
Gianni Zuretti
Young Runners
Sotto questa rubrica dal nome self explainig iniziamo la pubblicazione di recensioni dedicate a giovani songwriters che, per qualità della loro scrittura e per le doti interpretative di indubbia qualità, lasciano intravedere possibilità di un percorso che potrebbe portarli ad assurgere agli onori della cronaca musicale anche se siamo perfettamente consapevoli che non sempre la qualità e l’impegno vengono premiati dai media, affinché escano dall’anonimato, e conseguentemente dal pubblico.
Iniziamo con questo articolo pubblicato su Buscadero, che senza ombra di smentita è la rivista cartacea orientata alla musica Americana più autorevole in Europa. www.buscadero.com e lo facciamo con questo giovane e talentuoso cantautore basato a Boulder (Colorado).

Gregory Alan Isakov
This Empty Northern Hemisphere
Gregory Alan Isakov
***
There’s a new songwriter in town. Gregory Alan Isakov, sudafricano di nascita ma da tempo negli States, ora in quel di Boulder (CO), ha all’attivo tre dischi realizzati tra il 2003 e il 2007 che però non lo avevano posto sotto i riflettori di un pubblico e di una critica sempre attenti a illuminare con le torce puntate alla ricerca del “segreto meglio custodito”. I primi due lavori apparivano abbastanza comuni, in parte immaturi, ma già dal terzo That Sea, The Gambler (2007), che consiglio vivamente di recuperare, si percepiva nella voce e nelle melodie di questo giovane ragazzo una forza che sarebbe esplosa a breve. Di certo se ne accorse Brandi Carlile che lo volle ad aprire il suo tour americano e tra loro è nato evidentemente un buon feeling artistico, tanto che la Carlile appare alle voci in ben cinque brani del nuovo album. Ecco ora il quarto lavoro, This Empty Northern Hemisphere, buon titolo, un album che con un poco di ritardo diventa finalmente disponibile nel nostro paese a seguito del recente mini tour di Isakov “strappato” al tour europeo dal bravo Carlo Carlini, sempre attento a setacciare pepite d’oro dal Ticino.
Registrato in situazioni diverse, spesso informali, compreso nella casa di Brandi, il disco incanta per il gran numero di canzoni che testimoniano quanto la penna di G A Isakov sia davvero ispirata, la sua voce è trasparente, salda, accarezza e ferisce, a volte ricorda le punte acute di Damien Rice mentre il mood complessivo delle canzoni si muove in ambito alternative folk con particolare focus su melodie toccanti venate di malinconia, supportate principalmente da arrangiamenti acustici (chitarra, piano, banjo, mandolino, contrabbasso) con spruzzate dosatissime di archi, rhodes, accordion e sapienti aperture elettriche per un insieme che ti costringe a ripetuti ascolti. Un disco che ti suggerisce visioni di paesaggi, per certi aspetti ripropone suggestioni riconducibili, seppur meno drammatiche, a Into The Wild, si immaginano le montagne e le foreste del Colorado o del Montana, si entra in un loop auditivo/visivo di benefica malinconia.
Tra le canzoni, che sono tutte di delicata bellezza, rubano la scena il crescendo dell’iniziale Dandelion Wine, l’ariosa e preziosa vocalità di Gregory in Light Year, la strepitosa la ballata folk jazz Words , la commovente If I Go, I’m Going, e la conclusiva One Of Us Cannot Be Wrong, cover dal primissimo album di Leonard Cohen (1967), in una interpretazione intensa che lascia le note sospese nell’aria.
In conclusione un disco di ricercata bellezza, da consumare in attesa del nuovo lavoro che l’artista, durante il tour, ha riferito essere in gestazione avanzata, i fortunati che hanno assistito al suo concerto hanno scoperto la bravura e la semplicità di un personaggio davvero di spessore, agli altri non resta che verificarlo procurandosi almeno questo bellissimo ed intimo lavoro. Per trovare i suoi CD consiglio di consultare: www.caru.com
Gianni Zuretti
(Pubblicata su: Buscadero numero Luglio/Agosto 2011)