Anais Mitchell: splendida conferma di una cantautrice in grande ascesa

Anais Mitchell
Young Man In America
Wilderland Records
***1/2
Facciamo un patto: voi per quarantacinque minuti, mentre ascoltate questo disco che in base al patto avrete acquistato a scatola chiusa, fingete di apprezzare la voce di Anaïs Mitchell e io vi farò scoprire il primo bel disco del 2012. La giovane e graziosa cantautrice del Vermont, che debuttò giovanissima con The Song They Sang... When Rome Fell (2002), ha da poco incassato il grande successo decretato dalla critica internazionale e dal pubblico con l’opera folk Hadestown (2010), un gran bel lavoro impreziosito dagli interventi vocali di grandi artisti come Greg Brown, Ani di Franco, Ben Knox Miller (Low Anthem) e Justin Vernon ed è proprio quest’ultimo, più conosciuto sotto lo pseudonimo Bon Iver, che decide di produrre Young Man In America. Una quindicina di ottimi musicisti, molti dell’entourage della Di Franco ma anche altri, session men tra i più in auge del giro di Norah Jones, come Andrew Borger (drums) Adam Levy (guitars), oppure Chris Thile (mandolin) vanno, in questo caso in vece dei vocalists intervenuti in Hadestown, a corroborare la sua voce infantile di Anaïs (un incrocio tra la primissima Ricky Lee Jones e Joanna Newsoom), trasparente come il vetro, in apparenza fragile ma che, dopo attento ascolto, si mostra forte come un vetro anti sfondamento. La forza di queste undici canzoni sta in primis nella qualità delle stesse, che ci testimoniano perché la cantautrice sia così apprezzata, e soprattutto negli arrangiamenti, davvero importanti, articolati ma non ridondanti, ricchi ma non stucchevoli e comunque sempre diversi tra loro in modo da rendere ogni canzone un viaggio a sé stante. Gli interventi dei musicisti sulle partiture, ora delicate ora prestanti, scritte (riteniamo) dalla stessa Mitchell, sono la chiave di volta dell’album tanto da renderlo, fin dal primo ascolto, un piccolo grande disco. Se andate a vedere la title track su youtube, in cui Anais si esprime voce e chitarra e la confrontate con la versione dell’album capirete cosa intendo dire, fatto sta che Young Man In America si avvia ad essere inserita già a febbraio nell’elenco che raccoglierà le più belle canzoni dell’anno. La stessa sorte potrebbe toccare alla contagiosa e melodica Dyin Day che presenta un solo di mandolino (penso di Thile) e pregevoli ricami vocali di Rachel Ries e Jefferson Hamer, lo stesso dicasi per He Did, Annmarie e Sheperd, forse le più belle per arrangiamenti, nulla è lasciato al caso, non una nota fuori posto, non una ridondanza, la definirei una “quiete musicale complessa” dalla quale emerge la Jones del folk per il terzo millennio. Dopo Tailor, ne sono certo, il patto non serve più, siamo rimasti tutti schiavi anche della voce di Anaïs Mitchell, una vocalità che, come per incanto, si trasforma in elemento di forza assoluto, imprescindibile come le sue canzoni. La mia copia è un digipack promo un po’ spartano, mi auguro che nella versione distribuita vi siano i testi che possiedono anche in questo profondità. Musica di gran classe proveniente da un’artista che darà per molti anni grandi soddisfazioni a suoi fan i quali, una volta tanto, cammineranno a braccetto con la critica.
Gianni Zuretti
(Recensione pubblicata da Buscadero sul numero di Gennaio 2012)
The Harrow & The Harvest - Gillian Welch
Apriamo con uno dei migliori dischi dell’anno questa nuova sezione in quanto la scena delle cantautrici nord americane è quanto mai viva e vivace e ci sta offrendo tanta qualità. Iniziamo con il disco della Welch che riteniamo possa fregiarsi del titolo di miglior disco al femminile del 2011

Gillian Welch
The Harrow & The Harvest
Acony Records
Otto lunghi anni sono trascorsi da Soul Journey (2003), ultima prova di Gillian Welch, una delle più serie e rigorose cantautrici americane contemporanee; in Soul Journey aveva dato maggiore corpo alla propria musica introducendo strumenti aggiuntivi Gillian e il compagno di vita e di musica David Rawlings ritornano alle scarne sonorità di Time ( The Revelator) (2001) e realizzano questo meraviglioso album.
The Harrow & The Harvest è un album di rara, scarna bellezza, gli ingredienti sono ridotti all’osso, solo le due chitarre e, alternativamente, un banjo, un’armonica, un battito di mani o di piede che ricamano delicate e trasparenti ragnatele musicali attorno alla disarmante e fascinosa bellezza della voce “seppiata” di Gillian.
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Stay tuned!
Gianni Zuretti